themucco ha scritto:Se dovessero comperare in 4 la stessa roba ci vanno ad incidere un' album in studio.

Appunto.
E comunque non è questione di avere ragione o torto: sono metodi di lavoro.
Ma non posso fare a meno di notare che gli obiettivi degli studi non coincidono con quelli dei gruppi... anzi. Come dire c'è un conflitto d'interessi...
cioto ha scritto:ok tutto condivisibile ma da qui a dire che gli studi dovrebbero chiudere... ce ne passa.
Non è che ce l'ho con te o con gli altri gestori di studi, eh... ma se i gruppi fanno da sè voi a che servite ?
Io ricalibrerei il tutto: gli studi di registrazione dovrebbero diventare studi di missaggio/mastering.
cioto ha scritto:Oggi il livello minimo qualitativo per poter far circolare del materiale, che sia una demo da mandare ai concorsi o da far recensire alle rivisite o da proporre ai locali, si e' alzato parecchio.
Il problema è appunto che si è alzata la qualità dei suoni ma non (o poco) quella dei musicisti. Di capaci e competenti se ne contano sulle dita di una mano in ogni provincia...
E poi perché credi che la qualità si è alzata ? Perché l'home recording, grazie all'informatica, si è molto evoluto.
Qualche giorno fa un collega di lavoro mi ha fatto sentire una demo registrata 15-20 anni nello studio di un noto artista/produttore: vi assicuro che io adesso riesco a fare decisamente meglio con 1000 € di attrezzatura.
cioto ha scritto:Anche solo per dimostrare professionalita' e voglia di fare, e per acquisire maggiore credibilita', una registrazione seria o almeno buona avra' sempre un impatto migliore di una fatta cosi' cosi'.
Non concordo: la professionalità si acquisisce se si lavora sull'opera. Non solo in fase di composizione, sull'euforia creativo/artistica del momento.
Una frase che mi piace ripetere sempre ai gruppi è quella della lunghezza della catena (solitamente coinvolgendo il chitarrista):
"La musica è comunicazione, pertanto contiene un messaggio. Esso viene elaborato dal tuo cervello che lo trasforma in movimento della mano che, attraverso un plettro, corde, pickups, cavo, amplificatore, microfono, cavo, mixer giunge al fonico, il quale lo deve interpretare (naturalmente a suo modo e con le sue idee, esperienze e sopratutto orecchie) e far percepire, attraverso manopole, effetti, cavi, amplificatori e casse al pubblico, il quale a propria volta lo interpreta.
Dal tuo cervello a quello dell'ascoltatore ti rendi conto come può essersi modificato attraverso tutti questi materiali, componenti e persone ?
E` chiaro che l'ideale sarebbe accorciare la catena il più possibile, per conservare l'integrità del messaggio originale !"E non è una cosa che dico e basta, ma che applico anche: ad esempio ultimamente sto addirittura registrando chitarre e bassi in diretta (su intelligente suggerimento del bassista di un gruppo a cui ho seguito la prima registrazione istruendoli e lasciandoli fare) pre-amplificatore ed effettistica poi, con calma, il chitarrista si fà il suono a casa con un bel softwareino di sumulazione (Guitar Rig, Amplitube, Revalver, ecc).
Risultato: accorciata la catena, aumentata la qualità, diminuiti i costi.
cioto ha scritto:E poi guarda io ho uno studio ma ho iniziato proprio come tu dici, con microfoni appesi al centro del box in lamiera... quindi sono favorevole all'home recording e a tutto cio' che ne e' scaturito, ossia la possibilita' di fare da se'.
Io invece lo studio non ce l'ho (e neanche lo voglio, pur avendo anche l'eventuale posto per realizzarlo).
Ho semplicemente comprato un po' d'attrezzatura (e neanche tutta, qualcosa ogni tanto me la faccio prestare) che do' ai gruppi per imparare, poi fanno da soli.
cioto ha scritto:Ma molti musicisti oggi fanno gia' TROPPO (comporre brani - trovare/allestire locale sala prove - contattare locali - contattare etichette - partecipare a concorsi - montare e smontare gli strumenti sul palco - fare da menager di se stessi insomma!)
Ecco su questo concordo: ci vorrebbero più agenzie di management che sudi di registrazione, anche perché gli artisti devono pensare alla musica e non sbattersi per promuoverla !!!
cioto ha scritto:Quindi magari a molti... non gliene frega un cavolo di mettersi a capire e fare pratica sul mondo del recording... ci sono delle figure professionali in questo campo che possono farsi carico dell'aspetto registrazione?
Ripeto, io col mio primo gruppo l'ho fatto e, alla fine, ho visto che non ne vale la pena: abbiamo speso 750€ (1.500.000 lire, peraltro buon prezzo nel 2000 - 10/12 ore di registrazione e 4/6 di missaggio) per fare un demo in uno studio ben attrezzato e con un bravo fonico.
Per carità ancora oggi suona bene, ma alla fine (con un po' più di calma, certo) saremmo riusciti a raggiungere lo stesso livello anche "in casa".
cioto ha scritto:Beh io mi affiderei a loro e alla loro esperienza. Di spendere l'equivalente che spenderei in studio, per comprarmi l'attrezzatura, che magari mi dara' risultati soddisfacenti solo dopo mesi di prove e tentativi, ma comunque risultati mediocri... beh forse non val la pena!
No, i risultati sono subito medi (ma comunque buoni), poi coi mesi (sempre con la supervisione di un esperto, s'intende, non da semplice autodidatta) si equiparano a quelli degli studi (certo non agli Abbey Road, ovviamente) della provincia.
cioto ha scritto:Cioe' se una band viene da me, con 60-100€ ne esce una presa diretta di 3-5 pezzi (con voce presa separatamente) di tutto rispetto. In un pomeriggio. E la band non deve manco comprare un cavo microfonico...
Sì, ma allora non conviene a te ! (oppure usi la stessa attrezzatura che userebbero loro da soli, quindi...)
E poi in un pomeriggio è impossibile: per quando monti la batteria e fai i suoni sò già partite 2 ore.
Invece nella loro saletta ci possono stare 3 ore al giorno per una settimana intera in tutta calma a trovarsi i suoni giusti, senza paura di spendere un capitale... la fretta è SEMPRE cattiva consigliera !!!
E poi magari di questa ricerca/studio rimane qualcosa, cosa che in studio (proprio per la fretta) non avviene.