Di solito tutti gli effetti (hardware o software) hanno un pulsante di bypass per permettere di disattivare momentaneamente l'effetto e ascoltare il segnale pulito: é una funzione molto utile per rendersi conto se si stanno effettivamente apportando delle migliorie al suono o se é meglio tornare sui proprii passi. Visto che c'é, usate questa funzione.
Detto ciò, iniziamo dagli equalizzatori, sicuramente lo strumento più usato (e abusato) perché presente anche sui mixer più economici.
Ci sono vari tipi di equalizzatori (eq):
(o meglio, un particolare intervallo di frequenze). Nell'immagine un equalizzatore a 15 bande, che si estendono da 25 Hz a 16 KHz. Di solito questi equalizzatori si usano sull'intero mixato (e non sui singoli strumenti), e vengono usati per eliminare il feedback nei live, in quanto quest'ultimo é causato dal riverberare di poche frequenze, che una volta individuate con un po' di lavoro (o con strumenti sofisticati) possono essere neutralizzate.
funzionano in modo simile a quelli grafici, ma anziché operare con dei fader, sono presenti delle manopole, e
in numero minore (da due a quattro), così avremo la possibilita' di modificare per esempio gli alti e i bassi, e i medi (in quelli a tre manopole, come nella foto a destra), oppure alti, bassi, medio alti e medio bassi (per quelli a quattro manopole, come quello nella foto a sinistra, tratto da un preamplificatore per chitarra della Yamaha). Sono gli equalizzatori presenti di solito sulla maggior parte dei mixer non professionali, perché la loro costruzione é molto semplice: il suono in ingresso viene diviso sulle tre o quattro bande mediante una serie di filtri; su ogni banda agisce il proprio controllo di volume, e successivamente le bande vengono riunite.
Impostando la manopola del Q su un valore alto, si andra' a intervenire su un piccolo intervallo di frequenze, viceversa se il valore di q é basso, l'intervallo di frequenze é più alto (é il contrario di quanto si possa immaginare). Di solito per interventi normali si usa un valore di q medio, per cambiare abbastanza radicalmente un suono si usa un valore basso, corrispondente a un'ottava e oltre, mente un valore alto sara' utile più che altro per togliere un feedback o degli armonici fastidiosi, poiché interviene su un range di frequenze molto ridotto. Sono equalizzatori molto potenti in quanto permettono di modificare come si vuole qualsiasi strumento, basta farsi un po' di orecchio per trovare le frequenze giuste. Per far questo é sufficiente lasciare il gain su un valore elevato, e lentamente muovere la manopola della frequenza, in modo da sentire a quali modifiche sonore porta l'aumento di una particolare frequenza. Una volta trovata la frequenza che vogliamo incrementare/diminuire, aumentiamo il fattore Q, in modo tale da restringere il nostro intervento il più possibile. Prendetela come abitudine: quando lavorate con gli equalizzatori fate in modo di modificare quel tanto che basta, niente di più. Se la cassa vi sembra chiavica con mezzo chilo di bassi pompati, probabilmente quando aggiungerete il basso vi renderete conto che per lasciare spazio a entrambi nel mix bisogna fare un lavoro di compromesso, e quindi tornerete alla cassa e ne ridimensionerete il suono. Nell'immagine l'equalizzatore di Cubase VST 5, con l'equalizzazione che ho usato per la mia cassa. Sono presenti anche i pulsanti low cut e low shelf, rispettivamente per tagliare o enfatizzare tutti i bassi, e i corrispondenti pulsanti per gli alti. Notate anche la comodità offerta dal fatto di poter salvare e registrare dei preset da usare come canovaccio (es. ci salviamo l'eq che ci piace per il nostro rullante e per la cassa).Gli equalizzatori semiparametrici di solito danno la possibilita' di scegliere le frequenze su cui lavorare solo per i medi, mentre bassi e alti sono regolati su valori fissi.
il volume secondo un rapporto ancora una volta fissato da noi. É l'quivalente di abbassare il volume manualmente col fader, ma é infinitamente più pratico, veloce ed efficiente. I parametri di cui dispone in genere sono:
Quindi se fissiamo un compressore a -10 dB con una ratio di 4:1, significa che a partire da -10dB (e dopo un tempo uguale al tempo di attacco), il compressore inizia a lavorare e ogni 4 dB in più di volume, lui fara' passare solo un decibel in più. Quando il volume in ingresso scende sotto il valore di soglia, il compressore smettera' di funzionare dopo un tempo uguale al release time.
Nell'immagine vedete affiancati un gate e un compressore, presi da Cubase VST 5. Capire a cosa può essere utile a noi batteristi é un pò meno intuitivo. Serve per fare in modo che le modifiche che facciamo su un canale non si riflettano sugli altri. Per esempio, se aggiungiamo parecchi bassi e togliamo i medio-bassi alla cassa, e nel microfono della cassa entra anche un pò del suono del rullante (é normale), queste modifiche ovviamente influenzeranno anche il rullante (seppur leggermente). Per evitare ciò, si regola il gate in modo che venga aperto solo quando il suono in ingresso raggiunge il valore di soglia (che setteremo in relazione a quanto picchiamo forte).
In particolare il gate nell'immagine da' la possibilita anche di scegliere quali frequenze faranno attivare il gate: utile per esempio sulla cassa; togliendo gli alti saremo ancora più sicuri che il gate non si aprirà se per caso suoniamo il charleston. In più c'è la possibilità di impostare il tempo di chiusura su automatico, e come se non bastasse può essere automatizzato anche il tempo in apertura: stiamo proprio diventando schiavi della tecnologia!! Controlliamo comunque che il computer (o il compressore reale) faccia davvero le cose per bene. É meglio perdere due minuti in più per regolare questi parametri piuttosto che fidarsi ciecamente e ritrovarsi, nel mixato, che alcuni colpi sono stati messi in muto dal computer.