Scusa menestrello, effettivamente l'avevo capita male anch'io, il discorso come lo avevi messo all'inizio sembrava molto assolutistico, e per certi versi limitante, da come poi l'hai spiegato invece non fa una piega ed è una scelta rispettabilissima e per molti versi decisamente corretta.
Io partivo dal presupposto di trovarsi ad un livello tecnico accettabile per affrontare la musica d'insieme, che alla fine è uno degli aspetti didattici (perchè anche quello è uno studio, pensandoci bene) che più fa crescere, non tanto a livello tecnico quanto di versatilità e adattabilità.
Poi è ovvio che nella situazione ideale ognuno sa perfettamente la sua parte, la esegue correttamente, e da un punto di vista puramente teorico con una prova al volo i pezzi dovrebbero venire.
Ma qui entra in gioco la caratteristica che rende meravigliosa la musica, nel mio modo di vedere. E cioè l'imprevedibilità\imprevisto. E li l'esperienza d'assieme ti permette di superarlo, cavalcarlo, e perchè no qualche volta anche creare qualche figata che magari non ti sarebbe mai venuta in mente!
Poi comunque ognuno di noi ha il suo approccio, com'è anche giusto che sia, io ho sempre cercato di buttar dentro subito nel mio suonare ogni piccolo step migliorativo che mi veniva dallo studio, bilanciando parallelamente le cose.
Purtroppo sono d'accordo anch'io che un 50\50 di studio\musica d'assieme sarebbe l'ideale, nel mio caso dato che non ho a disposizione la batteria montata se non per le prove riuscirò alla grande a fare un 25 di studio per un 75 di suonare, ma cerco di ottimizzare e via così.
Tutto questo considerato che ci si trovi in una condizione di preparazione tecnica che ci garantisca un certo livello qualitativo, non dico stratosferico, ma senza problemi di timing o di metronomo ad esempio.
Poi per quanto riguarda il discorso cover\pezzi propri la questione potrebbe diventare infinita.
Semplificando al max, ritengo che creando brani originali la base di tutto dovrebbe essere un GRAN lavoro in sala prove. Nel mio passato ho avuto esperienze del genere, dove dalla proposta compositiva del singolo si passava all'arrangiamento di gruppo, testando provando e suonando le varie soluzioni, in modo che ognuno fosse "critico" (costruttivo naturalmente) degli altri. Se l'affiatamento e il rapporto è quello giusto, senza risentimenti o fastidi, credo che questo genere di lavoro sia incredibilmente formativo sia da un punto di vista musicale (parlo di crescita delle idee musicali di ciascuno), che tecnico, nonchè, da non sottovalutare, umano!! Si impara a stare insieme, ad accettare e seguire consigli e critiche (soprattutto suonando magari con musicisti più esperti\smaliziati) e si impara anche a sviluppare un pensiero critico e ad esporlo in modo utile e costruttivo nei confronti degli altri. Si impara inoltre a conoscere meglio i vari strumenti che ci stanno attorno, che male non fa. Tutto sto discorso cade miseramente se hai a che fare con una banda di stronzi e\o ignoranti.
Discorso totalmente diverso quando si parla di cover\tribute.
Io attualmente ho una cover band dove si fa disco\funky 70\80 e una tribute degli Uriah Heep.
Per come sono fatto io e per il mio modo di vedere, non credo in tanti anni di aver mai suonato un pezzo esattamente identico all'originale. Con questo non intendo stravolgerlo, attenzione.
Preferisco individuare invece quelle che sono le peculiarità imprescindibili, i pattern cassa\rullo, i piatti indispensabili, i fill irrinunciabili. Ma, cosa più importante di tutte, la ricerca e lo studio attento della cover lo faccio sulla sensazione e sull'atmosfera del brano.
Cioè, se suono discodance d'annata, non mi interesserà copiare pedissequamente gli stessi colpi, magari però con sonorità che non c'entrano una fava. Andrò invece alla ricerca del mood, del groove, dell'atmosfera che sento nel pezzo originale, e di suoni che lo ricordino. Poi se un fill secondario lo filtro attraverso di me, andrà bene lo stesso. Ma ciò che va trasmessa è la sensazione che quel pezzo suoni discodance, di far calare l'ascoltatore nella dimensione dell'epoca, per quanto possibile. Allora li ho raggiunto il mio scopo.
Stessa cosa parlando di Uriah Heep. Li molti passaggi e groove sono decisamente obbligati e caratterizzanti, per di più caratteristica dei rocchettari è sempre stata quella di conoscere a menadito i brani anche se non si è musicisti, per cui ho sempre pensato che suonare rock BENE e venire apprezzati sia estremamente difficile, in quanto il pubblico è molto preparato e critico in genere.
Per quel tributo io ho cercato di studiarmi il modo di suonare di Kerslake, l'idea ricorrente nei passaggi che usa, le sfumature nel suo portare il tempo, le caratteristiche di base. E poi da li, un minimo di mio, in fondo in fondo non è mica lui che sta suonando! Ma la gente alla fine, percepisce comunque un qualcosa che POTREBBE essere Uriah Heep (considerati i miei grandi limiti tecnici, ovviamente), o quantomeno che ricorda e\o all'orecchio suona simile. Mi piace pensare che l'ascoltatore sia soddisfatto nel suo desiderio di Uriah Heep, ma che allo stesso tempo si renda conto che a suonare è Sergio e non Lee, e se lo ricordi quando va a casa.
Consideriamo che credo di non aver praticamente mai suonato 2 volte lo stesso brano (cover o originale che fosse) con gli stessi passaggi negli stessi punti, anche in studio mi sono sempre riservato delle "finestre" da lasciare aperte al momento... Anzi forse addirittura son stato più schematico e lineare sugli originali, avendoli fatti io!
Poi la musica è talmente tanta, talmente bella e talmente varia che non ho mai pensato di farmi un "portfolio" di pezzi pronti, ci ho sempre lavorato nel momento in cui mi servivano, ma è solo questione di approcci come dicevo...
