Zolfo, ho scaricato da tanto il disco, ma non ho mai avuto tempo di darti le mie impressioni. Come solito, io sono molto prolisso, volutamente critico, perchè le critiche aiutano a far capire i margini di miglioramento e ovviamente tengo a sottolineare che nel mio caso quello che ti dico dipende soprattutto dal mio gusto personale; insomma, non si tratta di un punto di vista tecnico e professionale.
Già dalle prime note di Heaven Ice trip è inevitabile non pensare ai Tool (e a tutto ciò che gravita attorno a Maynard). Mi piace però la struttura della canzone, come sono stati accostati i vari passaggi, incalzante e potente.
Il ritornello di Before the fire mi ricorda molto la ritmica dei nostrani Eldritch; anche in questa è inevitabile pensare ai Tool, nella parte iniziale e finale. Si accresce sempre più l'idea che in ogni canzone si sente tantissimo l'influenza dei vostri gruppi di riferimento e la struttura delle canzoni tende ad accorpare le varie influenze; nonostante questi continui riferimenti, che magari tolgono un poco di ricerca&sviluppo ai brani, essi vengono fusi in maniera omogenea, senza dare l'idea di una discontinuità, ma anzi è come se siano l'inizio della fusione di qualcosa. E' come quando un fabbro fonde due metalli noti e conosciuti; certo, riesci a vedere il rosso del rame e il grigio dello stagno, ma poi la fusione diventa perfetta e totale. E' come se ora, alle vostre idee, mancasse la lavorazione e la forgiatura, e non potete che essere voi ad inventarle per lasciare il vostro marchio.
Apprezzo tantissimo chi sviluppa nuove idee, a differenza di chi limita il proprio essere musicista a suonare canzoni di altri; non è facile, non è intuitivo e richiede spesso tempo ed impegno, soprattutto in questo momento in cui ascoltiamo tanto, abbiamo in mente tanti suoni, tanti riferimenti per cui è più difficile riuscire a tracciare la propria via in questa foresta caotica e buia. Con questo disco avete acceso la torcia ed avete in mano il macete; ora potete entrare nella forestra per costruire il vostro percorso. Una canzone, con un testo, deve comunicare un messaggio; il vostro pubblico è principalmente di lingua italiana (almeno penso) e per comunicare il messaggio serve che questo sia chiaro ed accessibile. Non sempre la lingua inglese permette questa comunicazione, quindi penserei anche ad azzardare in questa direzione; è una possibile idea di sviluppo, per evitare che il lavoro di scrittura sia alla mera dipendenza della melodia, e non viceversa. Ho ascoltato troppi gruppi, davvero apprezzabili, che non comunicavano se non ritmo e melodia; mettere le parole perde di senso se queste non si capiscono, se non arrivano e se si deve basare il messaggio che si vuole comunicare solo su intonazione, volume e timbro. Vorrei ridare importanza alle parole; è per questo che apprezzo tantissimo il lavoro fatto da Marco con i suoi Schema Zeta.
All that roots is God mi ricorda tanto i Paradise Lost, sarà il suono delle tastiere; purtroppo la voce non la sento abbastanza incisiva e potente, come sarebbe richiesto, in alcune parti della canzone.
Con Nadir, dai primi secondi, ho avuto la sensazione di averla già sentita in altre canzoni precedenti; una continuità eccessiva che può anche annoiare un eventuale ascoltatore. Forse perchè dopo la potenza sonora, ritorna calma e riporta al secondo brano in maniera più che circolare. E' una sensazione subconscia, che non necessariamente è legata ad una ripetitività delle canzoni. Forse questa sensazione è legata alle atmosfere che mi hanno avvolto nell'ascolto. Troppo lontano e poco presente il charleston; è ovattato pure quello, distante e assonnato. Avrei messo Nadir in un altro punto del disco, non a metà, perchè toglie un poco di interesse al resto; pò dare la sensazione che il disco sia finito, e che tutto il resto sia già sentito e quindi può anche non essere ascoltato. L'idea di pausa è accentuata da The Darkest Flower.
Il disco si riprende con potenza e violenza, fortunatamente.. e mi risveglio con Broken Machine; il poderoso hi-hat, che in alcuni casi ha dimostrato i limiti dati dalla dimensione, dà il suo meglio ed emerge in tutta la sua magnificenza. Buona presenza e avvolgente, ma è ancora troppo poco penetrante e distante, così come i piatti, troppo asciutti e poco caldi; i piatti devono essere lasciati in tutta la loro esplosività e personalità. Il mio non è un discorso di volume, rispetto agli altri strumenti, ma di pulizia e naturalità del suono. Quello che percepisco è che i piatti sembrano essere su una altro livello rispetto a tutto il resto, togliendo omogeneità al tutto. Il pezzo mi piace molto, è per questo che ho sentito queste carenze. Avrei preferito più impatto e potenza.
Purtroppo con The Sky in the Mud, ritorno ad avere la sensazione di Nadir, la sento troppo vicina a Before the fire, dopo un inizio che mi stava convincendo e il disco si spegne.
Un disco è un percorso che deve condurre l'ascoltatore, deve tenerlo stretto fino alla fine; ecco, secondo me avete perso un poco la mano dell'ascoltatore, da Nadir in poi e faticate ad accompagnarlo fino alla fine. Forse questo perchè Nadir rappresenta una riflessione, una pausa ritmica che dà come l'idea di una conclusione. Non a caso è anche il titolo dell'album e sicuramente è una canzone importante; la tristezza di The Darkest Flower rappresenta una chiusura. Il percorso sembra finito e poi Broken Machine torna ad incalzare e mi disorienta, e non capisco dove mi porta. Toglie il fiato. Mi piacerebbe riascoltare il disco con un altro ordine di tempo.. purtroppo, non riuscendo a capire il filo del discorso delle canzoni, mi devo basare solo sulle melodie e quindi magari, in termini di significato, l'ordine è corretto e tutto torna. Ecco cosa intendo quando la comprensione delle parole è importante per la comunizione di un messaggio che non è solo ritmo, melodia ed armonia..
Faccio un'ultima osservazione: mi intendo poco di registrazione e quant'altro, ma la mia esperienza mi dice che uno studio di registrazione si costruisce attorno a un banco; hai elencato il materiale che hai usato, ed è tutto di alta qualità e professionalità (Apogee Ensemble, Focusrite, Api 3124+). Eppure penso che le spese per microfoni, Pre-, software e quant'altro vengono vanificate se manca il cuore pulsante di tutto, ciò che lascia il segno su un disco. Ho avuto la fortuna di sentire il lavoro fatto da un banco Cadac analogico (Kramer docet), poi passato su nastro magnetico e messo in digitale: un assoluto piacere dei sensi, che vale più di mille plugins e quant'altro. Zolfo, stai facendo ed hai fatto davvero un ottimo lavoro, certamente migliorabile, ma altamente professionale; non è un lavoro facile, e spesso tutto viene vanificato da orribili compressioni mp3 o orridi auricolari. L'importante è credere in quello che si fa, sapere che si può sempre fare meglio.. e tanta, tanta pazienza.
Tienici aggiornati sulle vostre date e suoi tuoi lavori!
Complimenti ancora!
