Roger-It ha scritto:però devi anche fare questo ragionamento: "la spesa vale l'impresa" ?
se devi affrontare dei costi per macchinari, acquisto iniziale di fusti, e quant'altro, pensi di avere delle buone probabilità di trarre un buon guadagno ?
Beh, la stragrande maggioranza dei macchinari li prendo comunque, servono a lavorare il legno indipendentemente dal metodo che utilizzo poi per fare i fusti. Questo non è certo l'unico progetto che ho in mente!
Poi per fare fusti a strati va fabbricato lo stampo, e lì ne serve uno per ogni dimensione. Per questo penso che partirò con fusti da 14", i rullanti sono l'unico pezzo che si può associare a (quasi) qualunque batteria, può aver senso possederne più di uno e hanno un costo più abbordabile di una intera batteria.
Per il resto di tempo per studiare le varie tecniche costruttive ne ho avuto, ho sperimentato con fusti a strati, a doghe, piegati a vapore (singolo strato) e col segmentato.
Dei fusti a strati spessi li trovo interessanti perchè è un tipo di fusto che oggi "manca", ed ha caratteristiche interessanti rispetto alle altre tecniche.
Ad esempio un fusto a doghe ha la peculiarità della fibra verticale (che abbassa la fondamentale del fusto) e, a parte i fusti piegati a vapore, è quello che ha meno colla. Di contro deve avere spessori elevati, superiori di solito al cm, perchè la superficie di incollaggio è limitata e perchè la fibra del legno disposta verticalmente è molto più fragile. Un fusto da 7 mm si può spezzare a mani nude (provato di persona su un fusto d'acero, rotto lungo la venatura e non sulla linea di incollaggio, che se è fatta bene è più resistente del legno). Infine le fibre del legno col tempo tendono a gonfiarsi (o "sgonfiarsi") al variare dell'umidità (soprattutto se il legno non è stagionato) e quindi il legno si deforma soprattutto perpendicolarmente alla fibra. Questo implica che i fusti a doghe sono potenzialmente quelli più sensibili alla deformazione, che può portare all'ovalizzazione del fusto.
I fusti piegati a vapore sono quelli con meno colla in assoluto, solo sul punto di giunzione. Va anche sfatato il mito della "tensione" che avrebbe il legno piegato a vapore e che dovrebbe in qualche modo peggiorare il suono dello strumento: concettualmente, è una cavolata.
Quando si piega il legno a vapore, la lignina (che è la sostanza che "salda" tra loro le fibre del legno) si ammorbidisce grazie al calore e le fibre interne alla curva si comprimono scivolando le une sulle altre. Una volta che il legno si raffredda la lignina torna allo stato solido e il legno mantiene la sua curvatura. Bisogna far riposare il legno in una sagoma adatta perchè ci vuole un po' di tempo perchè il legno si stabilizzi nuovamente (una seconda stagionatura se vogliamo). Una volta assestato, togliendolo dallo stampo c'è un minimo di "springback", ma non è assolutamente vero che il legno "vuole tornare dritto". Anzi, tentare di raddrizzarlo a freddo lo spezzerebbe, come tentare di piegarlo a freddo.
Se provaste a segare un fusto piegato a vapore, scoprireste che si muoverebbe al massimo di pochi millimetri dalla curva ideale, e non necessariamente "aprendosi": potrebbe anche tendere a una curva ancora più stretta.
Tutto dipende da come è stata curata la curvatura, da come si è compensato lo "springback". Un fusto piegato come si deve non ha più tensione di una tavola di legno dritta...
Detto questo, è anche vero che la tensione non è necessariamente una cosa negativa: ad esempio il piano armonico di una chitarra, una tavola originariamente perfettamente piatta, viene messo in tensione con l'incatenatura interna dandogli una determinata curvatura. Questo perchè un legno opportunamente tensionato è più reattivo e sonoro di una tavola totalmente priva di tensioni. Il concetto stesso quindi che un legno che sia messo in tensione debba avere un suono peggiore di uno privo di tensioni è fondamentalmente errato. Tutto sta nel tensionare adeguatamente il legno, nè troppo, nè troppo poco.
I fusti piegati a vapore comunque hanno anche loro qualche difetto... Devono anch'essi avere uno spessore abbastanza consistente e dei cerchi di rinforzo, il tutto per evitare che col tempo e con l'assestarsi del legno si possa deformare il fusto. E' anche sensibilmente meno stabile, resistente e rigido di un fusto a strati: la minore rigidità è un vantaggio dal punto di vista acustico in quanto il legno partecipa maggiormente al timbro del tamburo, ma la minore resistenza è ovviamente un punto a sfavore... Inoltre la tavola deve essere un pezzo unico, quindi non è possibile associare essenze diverse per giocare sulle sfumature del suono mantenendo nel contempo un'estetica particolare. Questo non è certo un difetto terribile, diciamo solo che sia una minore libertà di scelta.
I fusti segmentati hanno anch'essi caratteristiche interessanti: sono più rigidi e stabili di un fusto a doghe pur avendo pochissima colla. Possono quindi vantare spessori un po' inferiori, anche se non ai livelli di un fusto a strati. Tuttavia l'estetica è molto particolare e a mio modesto parere non contribuisce ad esaltare la bellezza di certe essenze...
Infine i fusti a strati: necessari per garantire una resistenza ed una stabilità adeguate alla produzione in massa, permettono avere fusti relativamente sottili ma sufficientemente rigidi da sopportare la tensione delle meccaniche. Il contro è una quantità notevole di colla! Se poi la procedura non è estremamente curata ed il tipo e la qualità della colla non sono adeguati, il risultato è un blocco di legno totalmente impregnato di colla.
Mi è capitato ad esempio di tornire i fusti di una Tempo in betulla.
Ora, la betulla è un legno tenero in confronto all'acero, al noce, all'ulivo, al pero ed altri legni che mi è capitato di utilizzare e tornire per dei fusti a doghe. Tornendo quei fusti a strati di betulla, gli utensili da tornio venivano letteralmente consumati, peggio che tornendo il bronzo dei piatti (per cui ho preso degli utensili in materiale particolarmente duro).
Questo significa che gli strati erano talmente impregnati di colla (probabilmente una resina al poliestere, durissima ed estremamente nociva per l'ambiente, o ben che vada dell'epossidica) che il fusto non poteva avere neanche lontanamente le caratteristiche della betulla.
Una volta torniti i bordi con precisione (cosa che ha permesso di correggere l'evidente ovalizzazione che avevano), i fusti emettevano un suono tutto sommato gradevole. D'altra parte erano sufficientemente solidi da sostenere pelli e meccaniche (e questo, unitamente alla buona fattura dei bordi, è quanto basta perchè un tamburo produca un suono relativamente gradevole), ma non si può certo dire che quei fusti esaltassero le qualità acustiche della betulla...
Ad ogni modo, è vero che i fusti a strati si possono trovare in diverse essenze, e che spesso le case costruttrici per le linee di punta permettono di scegliere l'essenza dei fusti. Tuttavia la scelta è spesso molto limitata (i soliti acero-betulla-mogano) e per le case non è particolarmente economico costruire fusti a strati su misura, quindi il costo in quel caso è comunque elevato, in linea con quello di uno strumento "custom".
Detto questo, trovo che dei fusti a strati "spessi", costruiti con cura con essenze selezionate per qualità ed estetica, possano avere un loro perchè. Diciamo che si collocano come una via di mezzo tra i fusti che più apprezzo (quelli piegati a vapore) e quelli più solidi e diffusi (quelli a strati), prendendo un po' delle qualità di ciascuno (senza però arrivare al rispettivo livello), limando un po' i difetti e aggiungendo qualche caratteristica interessante... (tipo la possibilità di scelta delle essenze... ho giusto per le mani dell'acero quilted e del pioppo figurato di qualità da liuteria che fanno paura...

)
Certo poi è il mercato a decidere, spero di riuscire a proporli ad un prezzo non troppo alto...
Poi per il futuro ho in mente un altro metodo di costruzione che ha del folle, ma devo ancora vedere se l'idea regge l'impatto con la pratica...
Vabè dai ho scritto il mio solito papiro...
Saluti!
