

souldrum ha scritto:Penso che dovrebbero cambiare sistema.........nella nostra situazione, non appena vinte le elezioni, si fa il governo, ed entro 1 anno di porta la riforma, con tempistica obbligatoria entro il termine della legislatura.......
Se entro un anno non viene presentata la riforma, si torna a votare...........se il governo cade prima della naturale scadenza, ameno si sa l'ammontare dei soldi che sarebbero poi dovuti rientrare e che difficilmetne rientreranno completamente.



ROMA - "Gli italiani dovrebbero farci un monumento". Berlusconi apre il consiglio nazionale del Pdl e fa eleggere subito per acclamazione il ministro della Giustizia Angelino Alfano segretario del partito. "Lo conosco dalla fondazione, è un uomo generoso, leale, un ragazzo intelligente che non mente mai. Questa è un'investitura prebiscitaria". E il primo segretario del Pdl ripaga il premier con un discorso carico di omaggi e ricordi: "Nel 1994 vidi in tv un imprenditore con il sole in tasca. E aderii a Forza Italia".


Norma pro Berlusconi nella manovra - Bloccato il risarcimento Mondadori
A pochi giorni dalla sentenza d'appello, che potrebbe costare a Fininvest 750 milioni di euro, il governo inserisce nella finanziaria un articolo che sospende il pagamento in attesa della Cassazione




Il ministro dell'Economia rinvia la conferenza stampa: non conosceva il comma a favore dell'azienda del premier, nascosto nella Finanziaria, che sospende le maximulte, come quella eventuale sul Lodo Mondadori. Allarme di Csm e Anm. Solo Sacconi difende la norma. Ghedini e Frattini: "Non ne sappiamo nulla"




Il clamoroso incidente diplomatico tra i due ministri accade durante la conferenza stampa di presentazione della manovra. Quando il titolare della Funzione pubblica prende la parola per illustrare gli aspetti che riguardano il dicastero da lui diretto, Tremonti commenta: "Il tipico intervento suicida, è proprio un cretino". Poi si rivolge direttamente al titolare del Welfare Maurizio Sacconi: "Hai sentito quello che dice? Ma è scemo?". E incassa l'appoggio del collega: "Non lo seguo nemmeno", dice Sacconi . Il ministro della Pubblica Amministrazione, a margine del Consiglio dei ministri, dichiara: "Giulio si è scusato". Ma è Berlusconi che, alla presentazione del libro di Scilipoti, tira in ballo Tremonti sul Lodo Mondadori: "Lui era d'accordo su questo provvedimento"

potter ha scritto:Non sò se sia più esilarante il fatto che:
1 - tremonti in conferenza stampa da del cretino a brunetta
2 - il b. che presenta il libro di scilipoti insieme a scilipoti
3 - la lega che firma il rifinanziamento delle missioni militari dopo pontida
4 - il b. che promette di non mettere tasse e fa una manovra da 40mlrd con annessa clausola pro fininvest.

Il pm di Napoli: "Arrestate il deputato Milanese"
ascoltato Tremonti, persona informata dei fatti
Nuovo capitolo dell'istruttoria condotta dalla Procura di Napoli. L'ipotesi di reato per il deputato del Pdl, fino a pochi giorni fa consigliere politico del ministro Tremonti, è di corruzione, rivelazione di segreto e associazione per delinquere. Nell'ordinanza di custodia la notizia di un interrogatorio al quale è stato sottoposto alcune settimane fa il ministro dell'Economia Giulio Tremonti in riferimento ad una telefonata del capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, il generale Michele Adinolfi, a Berlusconi
Berlusconi: "Salva Fininvest, Tremonti sapeva"
Bossi replica: "Tutti all'oscuro, anche Giulio"
La cosiddetta "salva Fininvest" era "sacrosanta e equilibrata", afferma il premier. "Anche per Tremonti, che non l'ha sottoposta al voto in Cdm perché credeva fossero tutti d'accordo". "Potremmo ripresentarla dopo la sentenza su Fininvest: non sarebbe più considerata ad personam"



drummer15 ha scritto:Addirittura ammette la cosa![]()
"La casa romana di Tremonti è a carico di Milanese"
I giudici napoletani che indagano sulla P4 hanno firmato un mandato d'arresto per l'ex consigliere politico del ministro del Tesoro. L'abitazione costa 8500 euro al mese, ci sono state costose opere di ristrutturazione




Il Lodo Mondadori è un episodio della cosiddetta Guerra di Segrate, un acerrimo scontro giudiziario-finanziario tra due imprenditori italiani, Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti, per il possesso della Arnoldo Mondadori Editore, nota casa editrice italiana. Per estensione, l'espressione "lodo Mondadori" viene utilizzata anche per indicare tutta la successiva vicenda giudiziaria riguardante il pagamento di tangenti per ottenere un lodo favorevole alla parte di Berlusconi; il processo che è scaturito dalla vicenda, infatti, ha visto tra gli imputati lo stesso Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori, tra cui Cesare Previti.
[modifica] Antefatti
A metà degli anni ottanta Silvio Berlusconi acquisisce quote sempre più consistenti della Mondadori, rimanendo tuttavia un socio di minoranza. Nel 1987 muore Mario Formenton (marito di Cristina Mondadori), presidente della Mondadori e gestore della stessa per conto della famiglia Mondadori dopo la morte di Arnoldo Mondadori (1971), si apre così un periodo di contrasti per la successione nella gestione della azienda di famiglia. Nel 1988 Silvio Berlusconi acquista le azioni di Leonardo Mondadori e dichiara che da quel momento in poi prenderà un ruolo di primo piano nella gestione della società editoriale. Con l'acquisto delle azioni di Leonardo Mondadori ora la Arnoldo Mondadori Editore è in mano a tre soggetti, la Fininvest di Silvio Berlusconi, la CIR di Carlo De Benedetti e la famiglia Formenton. Carlo De Benedetti, che era stato socio e amico di Mario Formenton, nel frattempo aveva convinto la famiglia Formenton, non interessata alla gestione della Mondadori, a stipulare un contratto per la vendita delle azioni dell'azienda in loro possesso che prevedeva il passaggio di tali quote alla CIR entro il 30 gennaio 1991.
Nel novembre 1989 la famiglia Formenton cambia radicalmente idea e si schiera dalla parte di Berlusconi, consentendo al magnate della Fininvest di insediarsi come nuovo presidente della compagnia il 25 gennaio 1990; De Benedetti protesta, forte dell'accordo scritto stabilito pochi mesi prima con i Formenton, ma i vari schieramenti non trovano un accordo soddisfacente per tutti e decidono quindi unanimemente e di comune accordo di ricorrere ad un lodo arbitrale per stabilire se il contratto Formenton - De Benedetti dovesse avere corso o se i Formenton potessero vendere le proprie quote alla Fininvest.
[modifica] Il lodo per il possesso della Mondadori
[modifica] L'arbitrato
Viene quindi organizzato l'arbitrato (lodo); chiamato a decidere c'è un collegio di tre arbitri, scelti di comune accordo da De Benedetti, i Formenton Mondadori e la Corte di Cassazione: Pietro Rescigno (designato dalla CIR), Natalino Irti (scelto dai Formenton Mondadori) e Carlo Maria Pratis, procuratore generale della Repubblica presso la Cassazione (designato dal primo presidente della Corte di Cassazione).
Il 20 giugno 1990 si ha il primo verdetto: l'accordo tra De Benedetti e i Formenton è ancora valido a tutti gli effetti, le azioni Mondadori devono tornare alla CIR. De Benedetti ha il controllo del 50,3% del capitale ordinario e del 79% delle azioni privilegiate della Mondadori.
Come conseguenza immediata di questo verdetto Silvio Berlusconi lascia la presidenza di Mondadori e i suoi dirigenti Fininvest lo imitano, venendo sostituiti da quelli dell'ingegner De Benedetti (Carlo Caracciolo, Antonio Coppi e Corrado Passera).
[modifica] In tribunale
Berlusconi e i Formenton tuttavia non gettano la spugna, e impugnano il lodo arbitrale davanti alla Corte di Appello di Roma, la quale stabilisce che ad occuparsi del caso sarà la I sezione civile. La I sezione civile è presieduta da Arnaldo Valente e il giudice relatore è Vittorio Metta. La sentenza viene depositata e resa pubblica il 24 gennaio 1991, dopo 10 giorni di camera di consiglio.
Il tribunale stabilisce che una parte dei patti dell'accordo del 1988 tra i Formenton e la CIR è in contrasto con la disciplina delle società per azioni. Di conseguenza è da considerarsi nullo l'intero accordo, e quindi anche il lodo arbitrale. La sentenza annulla il precedente verdetto e consegna nuovamente le azioni della Mondadori in mano alla Fininvest [1].
[modifica] L'intervento politico
Nonostante il successo giudiziario, le cose si complicano per Berlusconi quando i direttori e i dipendenti di alcuni giornali si ribellano al suo nuovo proprietario; nella vicenda interviene il presidente del consiglio dell'epoca, Giulio Andreotti, che convoca le parti e le invita a trovare un accordo di transazione. Come mediatore tra le parti, Carlo Caracciolo, con il placet di Andreotti, chiama l'imprenditore ed editore Giuseppe Ciarrapico[2][3][4]. Ciarrapico riesce quindi a raggiungere un accordo secondo il quale la Repubblica, L'Espresso e alcuni quotidiani e periodici locali tornano alla CIR, mentre Panorama, Epoca e tutto il resto della Mondadori restano alla Fininvest, che riceve 365 miliardi di lire come conguaglio per la cessione delle testate all'azienda di Carlo De Benedetti.[5]
[modifica] Il processo per corruzione
[modifica] L'accusa
Nel 1995 in seguito ad alcune dichiarazioni di Stefania Ariosto, la magistratura cominciò ad indagare sulla genuinità della sentenza. Stefania Ariosto dichiarò che sia il giudice Arnaldo Valente che il giudice Vittorio Metta erano amici intimi di Cesare Previti, avvocato Fininvest, e frequentavano la sua casa, inoltre la Ariosto testimoniò di aver sentito Previti parlare di tangenti a giudici romani. Il pool di giudici milanesi si mise in moto e riuscì a rintracciare dei sospetti movimenti di denaro che andavano dalla Fininvest ai conti esteri degli avvocati Fininvest e da questi al giudice Metta.
Le indagini si concentrano sui movimenti di una società off-shore di Silvio Berlusconi, la All Iberian. Il 14 febbraio 1991 la All Iberian emette un bonifico di 2.732.868 dollari americani (circa 3 miliardi di lire italiane) al conto chiamato Mercier di Cesare Previti, il 26 febbraio, altro bonifico di 1 miliardo e mezzo (metà della provvista) al conto Careliza Trade di Giovanni Acampora (anch'egli avvocato Fininvest). Questi il 1º ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li storna in due operazioni (11 e 16 ottobre) sul conto di Attilio Pacifico (altro avvocato Fininvest). Pacifico preleva 400 milioni in contanti il 15 e il 17 ottobre, e li fa recapitare in Italia a un misterioso destinatario: secondo l'accusa, è Vittorio Metta[6]. Il giudice Metta nei mesi successivi dimostra un'enorme liquidità (acquista e ristruttura un appartamento e compra una nuova auto) soprattutto con denaro contante di provenienza imprecisata (circa 400 milioni). Poi si dimette dalla magistratura; inizia a collaborare come avvocato, insieme alla figlia Sabrina, nello studio Previti [7].
[modifica] La difesa
Previti parla di quei tre miliardi di lire definendoli come semplici servizi e prestazioni professionali che in qualità di avvocato di Finivest egli avrebbe svolto. Il giudice si difende asserendo di aver ricevuto una importante somma di denaro in eredità[7].



potter ha scritto:capito perchè il B. voleva il lodo alfano?
altro che rubygate ....


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