Proprio la varietà delle canzoni finora prodotte e le sonorità più leggere, "dovrebbero" imporre un uso più intelligente delle dinamiche e spesso un approccio più morbido, in modo da far risaltare meglio la struttura-canzone.
Quello che noto, però, è proprio una difficoltà in un approccio di questo tipo: forse è un mio limite, però vedo che alla lunga le canzoni "escono" quando la pacca sul rullante aumenta un po', pur facendo perdere (inevitabilmente) quella che potrebbe essere il senso originario del pezzo. E' come se l'utilizzo di dinamiche più controllare schiacciasse il pezzo e lo rendesse lento a proseguire.
Ieri sera ad esempio la cosa l'ho notata molto su due pezzi in apparenza semplici da far uscire, quali don't speak dei No Doubt e Back to Black della Winehouse. Cercando di mantenere le sonorità originali (soprattutto per i No Doubt), il pezzo era "vuoto", annaspava, l'assolino centrale sembrava Milano d'agosto.... Caricata un po' di più... via, un piacere, con i suoni che si ritrovavano e il sound che ne guadagnava...
Estremizzando: "incapacità" del batterista - sezione ritmica - gruppo (scegliete voi), oppure una naturale evoluzione del proprio stile?

staminkya 




