ugly beauty ha scritto:Con la premessa che dispiace davvero vedere la morte di giovani innocenti mandati al macello - al pari del nostro C. Giuliani - il resto e' solo propaganda pro USA/Israele.
Le prove in Venezuela con Chavez e in Georgia con Saakasvili non dicono nulla?
Il mondo occidentale vive ancora nel ricatto emotivo dell'11 settembre e dello Shoah ebraico e non si accorge di quello che si vuol far passare come vero e legittimo per una futura, imminente azione.
BASTA.
La repubblica islamica dell'Iran non e' la repubblica delle banane.
Negli States sarebbe gia' intervenuto l'esercito in maniera massiccia e repressiva.
Ahmadinejad ha ottenuto il 65% dei voti ed e' stato eletto democraticamente, i sospetti di brogli ci sono (e quando no?), ma da che pulpito vien la predica!
Ed e' tutto da verificare.
La repubblica islamica dell'Iran non e' la repubblica delle banane.
Lo schiaccia-mosche e il suo consigliere polacco fanno le loro mosse, null'altro.
proprio così.
perchè nessuno si è inculato la rivolta degli indigeni in perù (mio paese natale)contro i decreti legislativi voluti da alan garcia ma soprattutto dagli usa dopo il TLC(tratado de libre commercio)??
la realtà è che dei diritti umani a governi e nazioni unite non gliene frega un emerito cxxx!
nonostante condanni il macello di civili dietro le contestazioni iraniane c'è sicuramente lo zampino di qualcuno. i diritti umani vengono sbandierati e usati esclusiavamente per celare interessi sicuramente meno nobili.
SVEGLIA!!!
la resistenza amazzonica
Giovedì 9 aprile 2009 i dirigenti di 1350 comunità amazzoniche dichiararono l’inizio di un blocco indefinito in tutta l’Amazzonia peruviana, come forma di protesta contro la politica neoliberalista del governo e in particolare contro una serie di decreti legislativi emanati dal governo aprista di Alan Garcia Perez, volti a favorire l’investimento privato nella foresta amazzonica, in particolare quelli di imprese petrolifere e di biocombustibili. Tali decreti legislativi attentano ai diritti riconosciuti ufficialmente ai popoli indigeni e si impongono sulla volontá di questi, senza minimamente consultarli. Nel 2008 contro questi stessi decreti le popolazioni indigene dell’Amazzonia peruviana diedero vita a una protesta nazionale per piú di un mese, bloccando le vie di accesso alla foresta amazzonica e i principali interessi economici della regione (pozzi e pompe petroliferi, gasdotti, centrali idroelettriche). Tale protesta fu sospesa per l’im pegno del governo di derogare i decreto. Nonostante ció, i decreti non furono derogati e lo Stato continuó la sua politica di favorire l’ estrazione, concendendo diritti a multinazionali anche nelle terre titolate alle popolazioni indigene. Cosí le differenti organizzazioni indigene dell’Amazzonia peruviana, riunite a livello nazionale nell’associazione AIDESEP (Asociación Iteretnica de Desarrollo de la Selva Peruana) ricominciarono la loro protesta determinata e pacifica, con la stessa strategia: paralizzare le attivitá economiche delle imprese presenti nella regione, occupando punti strategici e bloccando le vie di comunicazione. Il blocco è andato avanti in modo forte e compatto in quasi tutta l’Amazzonia peruviana, le differenti etnie hanno dimostrato una forte unione e solidarietá.
Il governo ha reagito in varie occasioni con l’indifferenza, la repressione e la criminalizzazione, utilizzando da una parte i suoi apparati di morte (militari e polizia) e dall’altra i suoi fedeli servi professionisti nel distorcere l’informazione e occultare la veritá (televisioni e giornali), tutto questo in difesa dei soliti interessi economici che si impongono in tutto il mondo sulla vita della gente. Cosí ogni possibilità di dialogo è stata vana e, dopo aver accusato il rappresentante di AIDESEP di sedizione e terrorismo, è scattata una sanguinaria repressione.
Il 5 giugno 2009, dopo due mesi di lotta e resistenza indigena, lo Stato decide il massacro: si bombardano i villaggi, si spara contro uomini, donne e bambini. La gente che si era dichiarata disposta a morire per difendere le sue terre, la sua cultura, la sua vita, resiste a testa alta. Il risultato dell’azione dello Stato è un bagno di sangue, solo il primo giorno si contano 30 vittime e oltre 100 feriti, un numero che potrebbe essere molto maggiore se si considera che i militari stanno bruciando i corpi delle vittime affinché non si possano contare i morti e che i mezzi di comunicazione non hanno accesso alle zone di conflitto. Le popolazioni indigene non cederanno all’offensiva assassina dello Stato. La solidarietá e forte in tutta la regione e si allarga ad altri settori della societá: contadini non indigeni, lavoratori delle cittá amazzoniche, organizzazioni locali, missionari.
http://www.youtube.com/watch?v=3eB-ZM5D ... re=related